Protesi d’anca con tecnica Bikini

Protesi d’anca con tecnica Bikini

Protesi d’anca con tecnica Bikini: chirurgia mini-invasiva, muscoli preservati e recupero più rapido

Protesi d’anca con tecnica Bikini: chirurgia mini-invasiva, muscoli preservati e recupero più rapido. Un’incisione di circa 7-8 centimetri, nascosta nella piega inguinale, e un accesso anteriore che permette di raggiungere l’articolazione senza sezionare i muscoli. La tecnica Bikini rappresenta una delle evoluzioni della chirurgia protesica mini-invasiva dell’anca. Il dott. Marcello Genco la utilizza negli interventi eseguiti presso la Casa di Salute Santa Lucia e la Casa di Cura Santa Rita del Gruppo NefroCenter.

Quando il dolore all’anca comincia a condizionare azioni semplici come camminare, salire le scale, infilarsi le scarpe o alzarsi da una sedia, la qualità della vita può cambiare profondamente. L’artrosi dell’anca non significa soltanto convivere con un dolore più o meno intenso: con il passare del tempo può ridurre progressivamente l’autonomia, modificare il modo di camminare e portare a rinunciare ad attività che fino a poco tempo prima facevano parte della quotidianità.

Quando i trattamenti conservativi non sono più sufficienti e il danno articolare è avanzato, la protesi d’anca può rappresentare una soluzione. Ma anche il modo di eseguire l’intervento è cambiato. Oggi l’obiettivo della chirurgia ortopedica non è soltanto sostituire l’articolazione compromessa: sempre maggiore attenzione viene riservata alla preservazione dei tessuti, al controllo del dolore, alla mobilizzazione precoce e al recupero funzionale.

È in questa evoluzione che si inserisce la protesi d’anca con tecnica Bikini, una variante dell’accesso anteriore diretto mini-invasivo caratterizzata da un’incisione cutanea obliqua effettuata in corrispondenza della piega inguinale. L’incisione segue le naturali linee della cute e può essere facilmente coperta dallo slip: da qui il nome “Bikini”.

Presso la Casa di Salute Santa Lucia e la Casa di Cura Santa Rita, è possibile effettuare interventi di chirurgia mini-invasiva dell’anca con particolare attenzione alle tecniche di Tissue Sparing Surgery, cioè alla chirurgia orientata alla conservazione dei tessuti. Il suo sito professionale indica espressamente, tra le tecniche utilizzate per l’anca, la mininvasività e l’incisione Bikini.

Cos’è la protesi d’anca e quando è necessaria

L’anca è una delle articolazioni più importanti per la nostra autonomia. È costituita dalla testa del femore, di forma approssimativamente sferica, che si articola con una cavità del bacino chiamata acetabolo. Le superfici articolari sono rivestite da cartilagine, un tessuto che permette alle ossa di muoversi con un attrito molto ridotto.

Quando la cartilagine si deteriora, come avviene soprattutto nell’artrosi dell’anca o coxartrosi, il movimento può diventare progressivamente doloroso e limitato. Nelle fasi più avanzate il dolore può comparire anche a riposo o durante la notte.

Non tutti i pazienti con artrosi devono essere operati. Nelle fasi iniziali e intermedie lo specialista può valutare strategie conservative sulla base delle caratteristiche individuali. La decisione di ricorrere alla protesi viene generalmente presa quando il danno articolare e i sintomi hanno raggiunto un livello tale da compromettere significativamente la vita quotidiana e le altre opzioni terapeutiche non garantiscono più un controllo adeguato.

La protesi totale d’anca sostituisce le superfici articolari danneggiate con componenti artificiali. Il principio dell’intervento è consolidato; ciò che negli anni è profondamente evoluto riguarda materiali, impianti, protocolli perioperatori e, soprattutto, vie chirurgiche utilizzate per raggiungere l’articolazione.

Chirurgia mini-invasiva dell’anca: non è soltanto un taglio più piccolo

Uno degli equivoci più frequenti consiste nell’associare la definizione “mini-invasiva” esclusivamente alla lunghezza dell’incisione.

Una cicatrice più piccola è certamente uno degli aspetti visibili dell’intervento, ma la vera mini-invasività riguarda soprattutto ciò che accade sotto la pelle.

L’obiettivo è raggiungere l’articolazione cercando di rispettare quanto più possibile muscoli e tessuti circostanti. Nell’accesso anteriore diretto, infatti, il chirurgo può arrivare all’anca sfruttando piani anatomici tra i muscoli invece di sezionarli per creare la via chirurgica. La reference indicata descrive il passaggio tra sartorio e tensore della fascia lata proprio come elemento caratterizzante dell’approccio.

È un concetto importante perché i muscoli che circondano l’anca hanno un ruolo essenziale nella stabilità dell’articolazione, nella deambulazione e nel recupero dopo l’intervento.

Per questo è più corretto parlare di chirurgia tissue sparing, cioè rispettosa dei tessuti, piuttosto che ridurre tutto alla dimensione della ferita.

Il dott. Marcello Genco indica proprio nella chirurgia mini-invasiva delle grandi articolazioni uno dei principali ambiti della propria attività specialistica.

Tecnica Bikini per la protesi d’anca: perché si chiama così

Il nome è inusuale per una procedura chirurgica, ma ne descrive immediatamente una delle caratteristiche.

Nell’accesso anteriore tradizionale l’incisione cutanea è generalmente longitudinale. Nella Bikini incision, invece, viene realizzata un’incisione obliqua che segue la piega inguinale e le naturali linee di tensione della cute.

Nel protocollo utilizzato dal dott. Genco, l’incisione è di circa 7-8 centimetri ed è posizionata in modo da poter essere generalmente nascosta dalla biancheria intima.

L’aspetto estetico, tuttavia, non deve far pensare che la tecnica Bikini sia semplicemente una diversa maniera di incidere la pelle.

È più corretto distinguere due concetti: l’accesso anteriore diretto mini-invasivo, che riguarda il percorso anatomico utilizzato dal chirurgo per raggiungere l’anca, e la Bikini incision, che descrive l’orientamento dell’incisione cutanea.

La letteratura scientifica ha analizzato specificamente questa variante. Una revisione sistematica pubblicata nel 2022, che ha considerato otto studi comparativi e oltre 2.300 pazienti complessivi, ha riscontrato risultati funzionali generalmente simili tra incisione Bikini e incisione longitudinale, con diversi studi che indicavano una migliore soddisfazione estetica per la Bikini.

Una meta-analisi più recente, pubblicata nel 2026 e basata su otto studi per 2.017 anche, ha confermato un vantaggio significativo sul piano estetico della cicatrice rispetto all’incisione longitudinale.

Una cicatrice di 7-8 centimetri nascosta nella piega inguinale

Per molti pazienti l’aspetto estetico non è secondario, soprattutto quando l’intervento riguarda persone ancora attive e con una lunga prospettiva di vita dopo l’impianto della protesi.

L’incisione Bikini viene realizzata lungo la piega naturale della regione inguinale. La posizione consente alla cicatrice, una volta completato il processo di guarigione, di risultare generalmente meno evidente e facilmente coperta dallo slip.

La reference fornita descrive incisioni di circa 7-8 centimetri per l’accesso anteriore mini-invasivo e sottolinea come l’orientamento lungo le pieghe cutanee possa favorire una cicatrice esteticamente meno evidente.

La letteratura più recente sostiene soprattutto questo vantaggio estetico: la meta-analisi del 2026 ha riscontrato una migliore cosmesi della cicatrice con l’incisione Bikini rispetto a quella longitudinale.

È comunque importante ricordare che la qualità finale di una cicatrice dipende da numerosi fattori individuali: caratteristiche della pelle, modalità di cicatrizzazione, condizioni generali, peso corporeo, eventuali patologie concomitanti e gestione della ferita.

Protesi d’anca con tecnica Bikini: I muscoli non vengono sezionati

Il vantaggio concettualmente più importante dell’accesso anteriore mini-invasivo non è dunque la cicatrice.

È il rispetto delle strutture muscolari.

Attraverso l’accesso anteriore il chirurgo raggiunge l’articolazione utilizzando un intervallo anatomico tra i muscoli. Nella descrizione tecnica riportata dalla reference, il passaggio avviene tra il muscolo sartorio e il tensore della fascia lata: i muscoli vengono divaricati per consentire l’accesso all’articolazione, anziché essere sezionati.

Questo approccio “muscle sparing” è uno dei motivi per cui la chirurgia anteriore dell’anca è stata progressivamente integrata nei programmi di recupero rapido.

Preservare i tessuti non significa però rendere l’intervento banale. Al contrario, l’accesso anteriore e in particolare la variante Bikini richiedono esperienza specifica e conoscenza accurata dell’anatomia. 

Meno dolore dopo l’intervento e recupero più rapido

Uno degli aspetti di maggiore interesse per chi deve affrontare una protesi d’anca riguarda inevitabilmente il periodo successivo all’operazione.

“Quanto dolore avrò?” e “quando tornerò a camminare?” sono probabilmente due delle domande più frequenti rivolte all’ortopedico.

La preservazione dei muscoli può inserirsi in un percorso finalizzato a contenere il trauma chirurgico e favorire una mobilizzazione precoce. La reference indicata dal committente associa l’approccio mini-invasivo a minor dolore postoperatorio, recupero più rapido nei primi giorni e dimissione più precoce.

È importante, tuttavia, evitare automatismi. Il recupero dopo una protesi d’anca non dipende esclusivamente dalla via chirurgica. Età, condizioni generali, forza muscolare prima dell’intervento, patologie associate, tipo di artrosi, qualità dell’osso, eventuali precedenti interventi e risposta individuale influenzano tempi e modalità della ripresa.

La tecnica chirurgica rappresenta quindi uno degli elementi di un percorso più ampio che comprende preparazione preoperatoria, anestesia, controllo del dolore, fisioterapia e mobilizzazione.

Dimissione anche entro 24 ore

Uno degli obiettivi della tecnica mini-invasiva è la possibilità, nei pazienti selezionati e con decorso regolare, di arrivare alla dimissione entro 24 ore dall’intervento.

È un cambiamento significativo rispetto alla concezione tradizionale della chirurgia protesica, storicamente associata a ricoveri più lunghi.

Ridurre l’ospedalizzazione non significa anticipare la dimissione a prescindere dalle condizioni del paziente. La sicurezza rimane il criterio fondamentale.

Prima del rientro a casa devono essere valutati diversi elementi: stabilità clinica, controllo del dolore, capacità di alzarsi e muoversi in sicurezza secondo le indicazioni dell’équipe, assenza di complicazioni immediate e adeguata organizzazione dell’assistenza dopo la dimissione.

Per questo le 24 ore rappresentano un obiettivo possibile nei pazienti appropriati, non una promessa valida indistintamente per chiunque venga sottoposto all’intervento.

Recuperare prima per tornare alla propria autonomia

Per il paziente il concetto di “recupero rapido” ha un significato molto concreto.

Vuol dire riuscire progressivamente a tornare alle attività della vita quotidiana: alzarsi dal letto, camminare, muoversi in casa, affrontare le scale quando possibile, recuperare sicurezza nei movimenti e, successivamente, riprendere le proprie abitudini.

Anche in questo caso è fondamentale personalizzare le aspettative. Due persone sottoposte allo stesso intervento possono avere tempi di recupero differenti.

L’obiettivo della moderna chirurgia protesica non è stabilire una corsa contro il tempo, ma creare le condizioni perché il paziente possa recuperare in sicurezza nel minor tempo appropriato alla propria situazione clinica.

Tecnica Bikini e rischio di lussazione

Tra le complicanze più conosciute della protesi d’anca c’è la lussazione, cioè la perdita dei normali rapporti tra le componenti dell’articolazione protesica.

La preservazione delle strutture muscolari e capsulari è una delle ragioni per cui gli approcci tissue sparing hanno suscitato grande interesse anche rispetto alla stabilità dell’anca.

Nel percorso clinico indicato viene segnalato un minor rischio di lussazione tra i vantaggi osservati dell’approccio utilizzato. È tuttavia corretto distinguere l’esperienza clinica del professionista dalle conclusioni generali della letteratura: le revisioni specificamente dedicate alla Bikini incision non dimostrano in modo uniforme che la sola orientazione Bikini dell’incisione cutanea riduca il rischio di lussazione rispetto a tutte le altre tecniche.

In altre parole, il potenziale vantaggio va ricondotto soprattutto alle caratteristiche dell’accesso anteriore e del risparmio tissutale, mentre il rischio individuale dipende anche dal corretto posizionamento delle componenti, dall’anatomia del paziente, dalla qualità dei tessuti e da numerosi altri fattori.

La protesi d’anca con tecnica Bikini è adatta a tutti?

No. E proprio la selezione del paziente rappresenta uno degli aspetti fondamentali della chirurgia personalizzata.

La possibilità di utilizzare l’accesso anteriore mini-invasivo con incisione Bikini deve essere stabilita dall’ortopedico dopo una valutazione clinica e radiologica.

Anatomia dell’anca, indice di massa corporea, distribuzione del tessuto adiposo, qualità dell’osso, eventuali deformità, interventi precedenti e condizioni generali possono influenzare la scelta.

Esistono alcune situazioni nelle quali la tecnica può non rappresentare la soluzione ideale e sottolinea che la decisione deve essere presa dal chirurgo sulla base delle caratteristiche del singolo caso.

La mini-invasività, quindi, non deve diventare un obiettivo da perseguire a tutti i costi. La priorità rimane ottenere una protesi correttamente posizionata e un risultato clinico sicuro.

Prima dell’intervento: la visita ortopedica resta decisiva

Il percorso verso una protesi d’anca non comincia in sala operatoria.

Comincia con una visita ortopedica accurata.

Lo specialista deve comprendere dove nasce il dolore, quanto limita la vita quotidiana, quali trattamenti sono già stati effettuati e quale sia il livello di degenerazione dell’articolazione. Gli esami radiologici vengono quindi interpretati insieme ai sintomi e alla valutazione clinica.

Solo successivamente si può stabilire se esista realmente un’indicazione alla sostituzione protesica e quale tecnica sia più appropriata.

Questo passaggio assume particolare importanza quando si parla di chirurgia mini-invasiva. Non dovrebbe essere il paziente a “scegliere una cicatrice” sulla base di ciò che ha visto online: è il chirurgo a dover valutare se l’anatomia e le condizioni cliniche consentano di utilizzare in sicurezza quella specifica via d’accesso.

La riabilitazione comincia presto

La chirurgia rappresenta un momento fondamentale, ma il recupero prosegue dopo l’uscita dalla sala operatoria.

Nei moderni percorsi protesici la mobilizzazione precoce riveste un ruolo centrale. Il paziente viene accompagnato gradualmente verso il recupero della deambulazione e dell’autonomia, secondo le indicazioni dell’équipe.

La preservazione muscolare dell’accesso anteriore può facilitare questo percorso nelle fasi iniziali, ma non elimina la necessità di rispettare tempi biologici e indicazioni cliniche.

Il programma riabilitativo viene adattato alle condizioni del singolo paziente. L’obiettivo non è soltanto “camminare presto”, ma recuperare un movimento efficace, sicuro e progressivamente più naturale.

Protesi d’anca mini-invasiva presso Santa Lucia e Santa Rita

La Casa di Salute Santa Lucia e la Casa di Cura Santa Rita, strutture del Gruppo NefroCenter, offrono la possibilità di affrontare il percorso di chirurgia protesica dell’anca.

L’approccio utilizzato si inserisce in una concezione moderna della chirurgia: intervenire sull’articolazione malata cercando, quando le condizioni del paziente lo consentono, di preservare il più possibile i tessuti sani e favorire un recupero precoce.

La tecnica Bikini ne rappresenta una delle espressioni più interessanti: incisione contenuta e posizionata nella piega inguinale, accesso anteriore intermuscolare, attenzione alla preservazione dei tessuti e un percorso orientato alla riduzione dell’ospedalizzazione.

Ma il principio più importante resta un altro: non esiste una tecnica migliore per tutti, esiste la tecnica più appropriata per il singolo paziente.

La valutazione specialistica serve esattamente a questo.

FAQ – Domande frequenti sulla tecnica Bikini

Quanto è grande l’incisione della protesi d’anca con tecnica Bikini?
Nel percorso descritto dal dott. Genco l’incisione è di circa 7-8 centimetri e viene realizzata lungo la piega inguinale, in una posizione normalmente coperta dallo slip. Le dimensioni effettive possono comunque variare in relazione all’anatomia e alle necessità chirurgiche del paziente.

Con la tecnica Bikini vengono tagliati i muscoli?
L’accesso anteriore diretto è definito muscle sparing perché permette di raggiungere l’articolazione sfruttando un piano intermuscolare, divaricando i muscoli invece di sezionarli per creare l’accesso.

La protesi d’anca con tecnica Bikini serve soltanto ad avere una cicatrice più piccola?
No. La Bikini incision descrive soprattutto l’orientamento della cicatrice nella piega inguinale. È associata a un accesso anteriore mini-invasivo che punta alla preservazione dei tessuti. Le evidenze comparative più solide sul vantaggio specifico dell’incisione Bikini riguardano soprattutto l’estetica della cicatrice.

È possibile tornare a casa dopo 24 ore?
Nel percorso chirurgico indicato dal dott. Genco la dimissione può avvenire entro 24 ore nei pazienti selezionati e quando il decorso clinico lo consente. I tempi devono sempre essere stabiliti dall’équipe sulla base delle condizioni postoperatorie.

La tecnica Bikini è adatta a tutti?
Non necessariamente. Anatomia, peso corporeo, condizioni generali, precedenti interventi e caratteristiche dell’articolazione possono rendere più appropriato un altro accesso. La decisione viene presa dopo la valutazione ortopedica.

La tecnica Bikini è sicura?
Gli studi disponibili descrivono risultati complessivamente favorevoli, ma si tratta di una tecnica che richiede esperienza. Tra gli aspetti da considerare vi è il possibile interessamento del nervo cutaneo femorale laterale. Le evidenze più recenti sottolineano quindi l’importanza della corretta selezione del paziente e dell’esperienza chirurgica.

 

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