Dialisi

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La dialisi secondo Nefrocenter

Centri di altissima qualità vicino casa tua

I centri di dialisi del gruppo Nefrocenter assicurano tutte le tipologie di trattamento, permettendo ai pazienti un percorso di cura ad altissimo livello qualitativo grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia con reni artificiali di ultima generazione, ed alla collaborazione con le principali Università italiane. Tutti i trattamenti sono caratterizzati dal massimo livello di sicurezza grazie alle moderne apparecchiature e alla pluriennale esperienza del personale medico ed infermieristico dei nostri centri.

Nell’emodialisi standard è usato il principio della diffusione per la rimozione delle sostanze di scarto del sangue.
La diffusione consente il movimento di soluti dal sangue al dialisato attraverso una membrana semipermeabile, assemblata all’interno del filtro. In questo processo le sostanze tossiche passano dal flusso ematico al dialisato per poi essere eliminate.
Questo consente di ottenere un risultato ottimale per il paziente.

È una metodica che consente di ottenere un risultato particolarmente vantaggioso ai fini dell’ottimale resa del trattamento della malattia renale cronica in soggetti con problematiche cardio-vascolari. Quest’ultima si differenzia dalla standard per l’uso di filtri a permeabilità superiore le cui membrane coinvolte, grazie ad una particolare struttura tecnologica, consentono l’eliminazione, dal circolo sanguigno, anche delle sostanze di peso molecolare più elevato, rappresentando così un ulteriore vantaggio concreto per la salute del paziente, che trae beneficio da un’eliminazione più accurata ed incisiva delle tossine.

La peculiarità tecnologica delle metodiche in emodiafiltrazione è quella di utilizzare, in aggiunta al processo diffusivo, il processo fisico della convezione per rimuovere il fluido in eccesso e i prodotti di scarto del corpo. Con tale metodica l’efficacia depurativa è garantita dalla rimozione di soluti sia di basso peso che di medio peso molecolare. A questo scopo, le nostre apparecchiature di ultima generazione, permettono di infondere liquidi sterili ed apirogeni non più da sacche preconfezionate ma tramite un sistema che permette la fornitura al momento (on-line) del volume di infusione necessario ad una efficace depurazione.

E’ una metodica di emofiltrazione con carichi di infusione ridotti. La peculiarità di tale metodica è la mancanza completa di tamponi nel bagno dialisi e la possibilità di personalizzare l’infusione sia di bicarbonato che di potassio in base alle esigenze del paziente. Ne risulta un trattamento particolarmente adatto per tutti quei pazienti con problematiche di biocompatibilità del sistema dialitico. Inoltre il massimo rilascio di NO in AFB consente di indicare tale metodica quale terapia dialitica di eccellenza per i pazienti instabili dal punto di vista cardiovascolare, tra i quali un’attenzione particolare va rivolta a quei pazienti diabetici che, presentando sia la vasculopatia periferica che la neuropatia, sono maggiormente predisposti ad ipotensioni intradialitiche.

Dialisi in Vacanza

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Scopri tutte le località in cui è possibile fruire dei nostri servizi di dialisi, da Ischia a Procida, la Costiera Amalfitana, passando per Castelvolturno fino a Formia.

GSE srl - Ischia

  • Via Michele Mazzella 70 - Ischia
  • t. 081 333 6111
  • Lunedì - Sabato | 8.30 - 18.30

Procida Dialisi

  • Via SS. Annunziata 3 - Procida
  • t. 081 1936 9565
  • Lunedì - Domenica | 9.00 - 21.00

Ludial

  • Domitiana km 30.8 - Castelvolturno
  • t. 0823762037
  • Lunedì - Venerdì | 8:00 - 18:30

Dialisi Saturnia

  • Via G. Leopardi 4 - Spigno Saturnia LT
  • t. 0771 64420
  • Giorni dispari | 6.30 - 18.30

Betadial

  • Via XXV Luglio 160 - Cava de Tirreni
  • t. 089 343712
  • Tutti i giorni 7–11 | 13-17 | 19-23

Le nostre FAQ

Tutte le domande più frequenti a cui abbiamo dato una risposta completa ed esauriente per guidarti con semplicità e tranquillità nel percorso terapeutico.

FAQ Dialisi

No, dato che ormai ha iniziato la dialisi non c’è più la necessità di assumere tali alimenti. Al contrario, potrebbe essere necessario aumentare il consumo di proteine, in quanto con la dialisi si può determinare una perdita.

Perché la dialisi non elimina solo l’acqua, ma svolge tutte quelle funzioni che in condizioni normali effettua il rene. Tra queste, le più importanti sono l’eliminazione delle scorie metaboliche, la correzione degli squilibri elettrolitici e dell’equilibrio acido-base. Per tale motivo viene anche chiamato trattamento sostitutivo della funzione renale. 

Perché è un giusto compromesso tra la funzione renale che lavora 24 ore al giorno, e la funzione di una macchina che deve lavorare poche ore per tre volte la settimana. Quantità inferiori non permettono di ottenere una buona depurazione e mettono a rischio il paziente per un eccesso di liquidi, specie se urina poco o niente. 

Vedi risposta 2. Infatti, se la dialisi dura di meno, i valori di azotemia e creatinina saranno ancora alti. 

Sì, perché la macchina della dialisi non ha la funzione di correggere l’anemia.

 Deve continuarli a prendere, perché in genere, anche nei dializzati le alterazioni del calcio, fosforo e paratormone sono simili a quelle del paziente con IRC. 

Dovrebbe bere il minimo possibile, soprattutto se si considera che gli alimenti contengono una quantità variabile di acqua. In generale, la regola è bere mezzo litro di acqua in più rispetto a quanto si urina.

Dovrebbe ridurre il consumo di cibi ricchi di acqua, come alcuni tipi di frutta – ad esempio, l’anguria, il melone, le pesche, le arance – e di alimenti che contengono molto potassio – come kiwi, banane, patate e frutta secca. Dovrebbe anche evitare i cibi troppo salati, che stimolano il senso della sete e quindi la necessità di bere acqua. Altri alimenti da limitare sono i latticini, in particolare quelli stagionati, che contengono molto fosforo. Sulle bevande è meglio evitare di assumere coca-cola per il contenuto in fosforo. 

Perché servono per valutare quanto la dialisi è efficace e se bisogna modificare la terapia. 

Perché i pazienti in dialisi sono a rischio di sviluppare malattie trasmesse per via ematica e le principali sono l’epatite B e C. Per l’epatite B si può effettuare un vaccino già prima della dialisi, per l’epatite C bisogna adottare dei sistemi di riduzione del contagio attraverso delle procedure da adottare in dialisi. 

Perché la sottrazione di liquidi comporta perdita di volume ematico, con conseguente riduzione del flusso sanguigno ai muscoli delle gambe. In alcuni casi il problema è legato anche a squilibri elettrolitici o a carenza di calcio.

Perché con la dialisi si correggono gli squilibri dell’acqua e del sodio che causano nel paziente con insufficienza renale una forma di ipertensione che viene chiamata volume dipendente.

Sì, ma prima si deve accertare vicino alla casa o all’albergo dove starà durante la vacanza che ci sia un Centro dialisi. Questa ricerca la potranno anche effettuare i medici del Centro dove normalmente esegue la dialisi, che le rilasceranno una scheda dialitica con tutte le sue caratteristiche e sul tipo di dialisi che normalmente esegue

Sì, ma con le limitazioni che abbiamo indicato (vedi risposta 8)

Perché dopo la dialisi si potrebbero avere delle complicanze come pressione bassa, stanchezza, cefalea, crampi muscolari. Quindi è meglio viaggiare su un mezzo sicuro.

Durante la dialisi potrebbe causare problemi di allarmi alla macchina. Il braccio della fistola non va assolutamente utilizzato né per prelievi né per controllo della pressione arteriosa. 

Dipende dalla possibilità di trovare un donatore compatibile. Ci sono molti fattori che incidono, tra cui il gruppo sanguigno, il Centro trapianti, l’età, ecc. In generale, in Italia il tempo di attesa medio per un trapianto da cadavere è di 3 anni. 

Il lavoro può continuarlo, se non comporta sforzi fisici, ma dovrebbe ridurre i compiti faticosi e possibilmente evitare di lavorare dopo la dialisi. Al contrario, tenere la mente attiva e allenata ed effettuare una costante attività fisica aiuta a combattere molti disturbi e della dialisi e migliore lo qualità di vita.

FAQ Nefrologia

La visita nefrologica è utile per valutare il grado di funzionalità dei reni ed è finalizzata ad escludere, diagnosticare o monitorare una patologia renale. L’esperienza clinica dimostra che proprio le fasi iniziali delle malattie renali croniche, quelle cioè in cui sarebbe più raccomandabile un’adeguata terapia, sono spesso trascurate o non riconosciute. Il Medico Generalista, o altro Specialista, può invitare il paziente a sottoporsi a visita specialistica quando i risultati di analisi del sangue o delle urine manifestino valori alterati ovvero di altre indagini strumentali di primo (ecografia) o secondo livello (TC, RM, ecc.). Un invio al nefrologo potrebbe inoltre essere utile per accertare la natura di sintomi che possono essere riferiti a diverse patologie, come la pressione alta (ipertensione arteriosa), una produzione di urina maggiore (poliuria) soprattutto di notte (nicturia), dolore addominale, toracico o retrosternale, stanchezza, gonfiore alle caviglie e ai piedi, dolori muscolari, affanno (dispnea), nausea o vomito, riduzione dell’appetito, disidratazione della pelle e aumento del senso di sete, vertigini, sonnolenza e insonnia. I pazienti diabetici dovrebbero sottoporsi regolarmente a controlli della funzionalità renale, ma molte sono le patologie (cardiologiche, vascolari, ematologiche, oncologiche, infettivologiche, ecc.) che richiedono un impegno nefrologico costante. Anche la gravidanza può alterare il decorso di una patologia renale.

Non sono previste norme di preparazione. Il paziente è invitato a portare con sé eventuali esami effettuati su richiesta del proprio medico curante, la documentazione medica disponibile inerente la problematica renale nonchè la terapia domiciliare in atto.

  • Insufficienza Renale Acuta (Acute Renal Failure, ARF) o “blocco renale” (Sudden Loss of Kidney Functions)
  •  Malattia Renale Cronica (Chronic Renal/Kidney Disease, CKD) § 
  • Anemia associate a malattia renale 
  • Iperparatiroidismo secondario ad insufficienza renale cronica 
  • Anomalie Urinarie: presenza di emazie, proteinuria o cristalli e cilindri (casts) nelle urine 
  • Infezioni delle Vie Urinarie (IVU), ricorrenti o di lunga durata: cistiti o pielonefriti 
  • Calcolosi renale (nefrolitiasi) 
  • Ipertensione Arteriosa con o senza danno d’organo (nefronangiosclerosi ipertensiva) 
  • Squilibrio Acido-Base e/o Disordini Elettrolitici (K+), (Ca2+), (Mg2+), (PO4- ) 
  • Nefropatia Diabetica 
  • Ateroembolismo Renale o Aterosclerosi dei vasi renali con o senza trombosi 
  • Vasculiti Renali 
  • Sindrome Nefritica 
  • Sindrome Nefrosica 
  • Glomerulonefriti 
  • Necrosi Tubulare Acuta (farmaci, mezzo di contrasto per TC, tossine varie) 
  • Malattie Cistiche del Rene 
  • Idronefrosi o malattie renali dovute ad ostruzioni urinarie 
  • Malattie Autoimmuni Sistemiche: Lupus Erimatoso Sistemico, vasculiti, etc 
  • Trattamenti dialitici (emodialisi o dialisi peritoneale) e loro complicanze a lungo termine 
  •  Trapianto renale (valutazione idoneitò del ricevente o del donatore)

La Pressione Arteriosa è, generalmente, considerata normale quando il valore della “massima” (Pressione Arteriosa Sistolica, PAS) e quello della “minima” (Pressione Arteriosa Diastolica, PAD) risultano rispettivamente e stabilmente inferiori a 140 mmHg e 85 mmHg. Il valori tensivi medi dipendono grandemente dalla adozione di stili di vita adeguati fin dalla giovane età; in particolare: mangiare con poco sale, molta frutta e verdura, camminare e non fumare mantengono la pressione arteriosa a livelli favorevoli nel corso della vita; sono altresì noti altri fattori predisponenti in grado di modificare la pressione arteriosa: fattori di tipo genetico, ambientale, e quelli legati allo stress psico-fisico. In una percentuale variabile tra il 90 e il 95% dei casi di ipertensione tra gli adulti non è possibile evidenziare o identificare alcuna causa. Questa forma viene dunque indicata come “ipertensione primaria” (o ”idiopatica” o “essenziale”) e tende a svilupparsi gradualmente nell’arco di diversi anni. In una minoranza di riscontri (circa il 5-10% dei casi), differentemente, l’ipertensione è causata da un’altra condizione medica, in genere una malattia del sistema endocrino (feocromocitoma, sindrome di Cushing, iperparatiroidismo, adenoma surrenalico aldosterone secernente, alterazioni della tiroide) o dei reni (insufficienza renale cronica, restringimento di un’arteria renale) o ancora può essere secondaria all’assunzione di farmaci (associazioni estro-progestiniche, steroidi, farmaci antidolorifici o per la ,cefalea, ecc.) o altre sostanze (liquirizia, nicotina, alcool, cocaina, ecc ). In questi casi si parla di “ipertensione secondaria”’. L’ipertensione infine può comparire durante una gravidanza e complicarla (preeclampsia, eclampsia).

La Malattia Renale Cronica (MRC) è indotta da una malattia che colpisce, primitivamente o secondariamente, una o più strutture del rene; in seguito, complessi meccanismi di adattamento potrebbero innescare la pericolosa progressione verso gli stadi più avanzati di Insufficienza Renale Cronica Inoltre, poichè il rene partecipa attivamente in ogni processo, fisiologico o parafisiologico che sia, un interessamento nefrologico potrebbe osservarsi anche in corso di diverse patologie del sangue, del fegato, della gravidanza, dell’intestino, nonché in associazione di malattie reumatologiche, infettive o neoplasie di varie sedi etc. L’orientamento condiviso è attualmente quello di invitare i pazienti diabetici e/o ipertesi ad un precoce controllo nefrologico al fine di scongiurare o rallentare la progressione verso la nefropatia; in particolare a questo proposito ricordo: 1. il danno renale si realizza in maniera silente e subdola senza che il paziente avverta alcun sintomo 2. è necessario controllare regolarmente la pressione sanguigna ed eseguire esami del sangue e delle urine; 3. è possibile curare e gestire la malattia renale per anni con successo in proporzione alla precocità con cui viene fatta una diagnosi; 4. inoltre… essere visitato da un nefrologo non significa “parlare di dialisi!”

  • Tra le pricipali cause di insufficienza renale cronica si possono annoverare: 
  • Diabete, sia di tipo 1 che 2 (45-50%)
  • malattia di Kimmestiel-Wilson 
  • Ipertensione arteriosa (27-30%): nefroangiosclerosi 
  • Glomerulonefriti e vasculiti (12-15%): primitive, secondarie, ereditarie. 
  • Depositi di colesterolo nei vasi renali (aterosclerosi o malattia ateroembolica); 
  • Malattie cistiche renali (rene policistico, rene a spugna, nefronoftisi, etc), 
  • Altre malattie genetiche (ad es. Malattia di Fabry e sindrome di Alport) 
  • Ostruzione prolungata del tratto urinario, dovuta a tumori, calcolosi renale o ipertrofia prostatica benigna 
  • Reflusso vescicouretrale, una condizione che causa il reflusso dell’urina all’interno dei reni Pielonefrite, una infezione cronica del rene § Mieloma multiplo (una malattia del sangue) 
  • Tossicità da farmaci (ad esempio, Mezzo di Contrato organo iodato per TC; chemioterapici, antiinfiammatori non steroidei, antibiotici, etc…): Nefropatia interstiziale.

L’insufficienza renale acuta può essere determinata da una diminuzione dell’apporto di sangue necessario ai reni per esplicare le proprie funzioni, da un danno diretto ai reni oppure da un’ostruzione delle vie urinarie, che impedisce all’urina prodotta dai reni di essere espulsa dall’organismo tramite la minzione.

  • Purtroppo nelle prime fasi, che possono durare anche molti anni, il paziente non nota sintomi importanti, se non una generica fatica per sforzi anche modesti (astenia), un certo grado di intolleranza ai cibi con tendenza a diminuire di peso o ad essere stabilmente sotto peso. Solo fatti acuti più importanti, come le infezioni urinarie ricorrenti o le coliche renali vengono notate e ricordate. I sintomi dell’insufficienza renale cronica si sviluppano gradualmente nel tempo e possono essere confusi con quelli di altre patologie. Solitamente diventano evidenti solo quando i danni sviluppati sono difficilmente reversibili, e possono comportare: 
  • Nausea e vomito
  • Perdita di appetito 
  • Affaticamento e debolezza 
  • Difficoltà nel prendere sonno 
  • Riduzione nella quantità di urina prodotta (soprattutto quando la malattia è già avanzata) 
  • Confusione mentale 
  • Contrazioni muscolari involontarie 
  • Gonfiore a piedi e caviglie 
  • Prurito persistente 
  • Fiato corto, se i liquidi si accumulano nei polmoni (edema polmonare) 
  • Ipertensione

FAQ Trapianto

Esistono trapianti da donatore cadavere o da donatore vivente. Quest’ultimo può essere un consanguineo o una persona con legami di parentela (moglie, marito) con il ricevente oppure un donatore samaritano (una persona che non ha legami con il ricevente e che dona in modo completamente altruistico e disinteressato).

Per donazione samaritana si intende la donazione di un organo da parte di un donatore vivente che offre il suo rene alla collettività senza ricevere in cambio un compenso in denaro o alcun altro tipo di remunerazione; il donatore samaritano non è legato da vincoli affettivi e/o di parentela al ricevente.

La legislazione italiana vieta il trapianto mercenario e l’importazione di organi dai paesi nei quali la vendita è lecita.

Viene trapiantato un solo rene, in una posizione diversa da quella dei reni nativi, che non vengono tolti se non in rare eccezioni. Nel caso infatti di un paziente con reni policistici molto voluminosi, si procede alla nefrectomia di bonifica, rimuovendo uno o entrambi i reni nativi per garantire il necessario spazio in addome per accogliere il nuovo rene.A volte il paziente viene sottoposto a trapianto marginale ricevendo entrambi i reni di un donatore anziano con una funzionalità renale compromessa, tale da non garantire un buon successo terapeutico se venisse trapiantato uno solo dei suoi reni.

Prima di essere inserito in lista attiva per il trapianto renale il paziente deve effettuare alcuni esami ematochimici e strumentali richiesti dal centro trapianti a cui vorrebbe iscriversi e prescritti dai medici della dialisi presso cui afferisce o dal suo medico curante. Tali esami valutano il rischio di morbilità e mortalità correlato al trapianto e quindi il bilancio tra rischi e benefici del trapianto. Non tutti i pazienti infatti possono essere candidabili al trapianto per il rischio a volte troppo elevato di tale terapia.

Prima dell’espianto dell’organo, il donatore viene sottoposto ad analisi del sangue, test infettivologici ed esami strumentali per escludere la presenza di condizioni patologiche tali da pregiudicare lo stato di salute del rene da trapiantare e/o del ricevente dell’organo. Inoltre, prima del trapianto si preleva un piccolo campione di tessuto dal rene, che viene analizzato al microscopio per avere un’ulteriore conferma che l’organo sia in buone condizioni (esame istologico su campione bioptico).

La proposta d’iscrizione alla lista attiva di trapianto deve provenire dal centro di dialisi presso cui il paziente è in cura.

Ci si può iscrivere a 2 centri, appartenenti a due differenti aree trapiantologiche. L’Italia è infatti divisa in 3 aree trapiantologiche.