Mammografia, quando farla e come prepararsi

Mammografia: quando farla, come prepararsi e come leggere il referto. Dove prenotare nei centri Nefrocenter a Roma e Napoli.

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Mammografia: quando farla, come prepararsi e come leggere il referto. Dove prenotare a Roma e Napoli

Quando bisogna iniziare a fare la mammografia? Come ci si prepara all’esame? Cosa significano densità mammaria, microcalcificazioni e categorie BI-RADS riportate nel referto? E quando la mammografia può essere effettuata gratuitamente attraverso il Servizio Sanitario Nazionale? Una guida NefroCenter per comprendere uno degli esami più importanti per la diagnosi precoce del tumore della mammella e orientarsi tra screening e controlli personalizzati.

Ottobre è tradizionalmente il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Il colore rosa invade campagne di sensibilizzazione, ospedali e ambulatori, ma il messaggio più importante dovrebbe accompagnare le donne durante tutto l’anno: la diagnosi precoce può fare una differenza concreta.

Tra gli strumenti disponibili, la mammografia occupa un ruolo centrale. È un esame radiologico della mammella capace di individuare alterazioni anche di piccole dimensioni, comprese lesioni che possono non essere ancora percepibili alla palpazione. È proprio questa capacità a renderla l’esame utilizzato nei programmi organizzati di screening mammografico.

Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne in Italia e che negli ultimi decenni all’aumento delle diagnosi si è accompagnata una riduzione della mortalità, alla quale ha contribuito anche la diffusione della diagnosi precoce.

Ma parlare semplicemente di “fare una mammografia” rischia di essere riduttivo. Non tutte le donne devono iniziare alla stessa età, non tutte hanno lo stesso livello di rischio e soprattutto screening della popolazione e controllo senologico individuale non sono esattamente la stessa cosa.

Comprendere questa differenza è il primo passo per una prevenzione realmente consapevole.

Che cos’è la mammografia e perché è importante

La mammografia è un esame diagnostico che utilizza raggi X a bassa dose per studiare la struttura della mammella.

Durante l’esame il seno viene posizionato su un apposito supporto e compresso per alcuni secondi tra due piastre. La compressione, che può risultare fastidiosa ma dura poco, è necessaria per distribuire il tessuto mammario, ridurne la sovrapposizione e ottenere immagini diagnostiche adeguate.

Nei programmi organizzati di screening vengono generalmente acquisite immagini della mammella secondo proiezioni differenti. Il radiologo può così ricercare eventuali noduli, asimmetrie, distorsioni dell’architettura mammaria o particolari distribuzioni di microcalcificazioni.

Un aspetto fondamentale va chiarito: la mammografia non serve soltanto quando si avverte un nodulo.

La logica dello screening è esattamente opposta. L’obiettivo è sottoporre all’esame donne che non presentano sintomi, appartenenti alle fasce di popolazione nelle quali il rapporto tra benefici e possibili rischi dello screening è favorevole, per cercare eventuali alterazioni prima che diventino clinicamente evidenti.

Per approfondire fattori di rischio, prevenzione e diagnosi precoce è possibile consultare anche l’articolo NefroCenter “Il tumore al seno: fattori di rischio”.

Mammografia: a che età bisogna iniziare?

È probabilmente la domanda più cercata online: a quale età bisogna fare la prima mammografia?

Non esiste una risposta identica per ogni donna.

Nel programma nazionale di screening, la fascia di riferimento indicata dal Ministero della Salute è tradizionalmente quella compresa tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni. Diverse Regioni hanno già ampliato l’offerta alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni.

Nel 2026 è stato inoltre previsto un ulteriore potenziamento dello screening mammografico, con l’obiettivo di favorire progressivamente l’estensione dei programmi alle fasce 45-49 e 70-74 anni su tutto il territorio nazionale.

Questo significa che non è corretto fissare un’unica età valida per tutte senza considerare la Regione di residenza e, soprattutto, il profilo di rischio individuale.

Una donna con una significativa familiarità per tumore della mammella o dell’ovaio, una predisposizione genetica nota, precedenti patologie mammarie o altri specifici fattori di rischio può infatti avere bisogno di un programma di sorveglianza differente, stabilito dallo specialista.

Allo stesso modo, la comparsa di un sintomo non deve essere gestita aspettando semplicemente l’età dello screening.

Un nuovo nodulo, una retrazione della cute o del capezzolo, una secrezione anomala, modificazioni della forma della mammella o altri cambiamenti persistenti devono essere riferiti al medico, che valuterà quali accertamenti siano indicati in base all’età e alla situazione clinica.

Mammografia ed ecografia mammaria non sono la stessa cosa

Una delle confusioni più frequenti riguarda mammografia ed ecografia.

Non sono due esami intercambiabili.

La mammografia utilizza raggi X ed è l’esame sul quale si basa lo screening organizzato per la diagnosi precoce del tumore mammario. L’ecografia utilizza invece ultrasuoni e permette di studiare il tessuto mammario con caratteristiche differenti.

In determinate situazioni l’ecografia può rappresentare un completamento della mammografia, per esempio quando è necessario caratterizzare meglio un reperto. Nelle donne giovani viene spesso utilizzata nell’inquadramento diagnostico sulla base dell’indicazione clinica.

La scelta, però, non dovrebbe essere fatta autonomamente secondo la logica “mammografia oppure ecografia”. È il medico a stabilire quale metodica sia appropriata e quando sia utile associarle.

Nei centri senologici più strutturati il vantaggio è proprio quello di poter inserire il singolo esame all’interno di un percorso diagnostico più ampio.

Mammografia con tomosintesi 3D: cosa cambia

Accanto alla mammografia digitale convenzionale si è progressivamente diffusa la tomosintesi mammaria, spesso indicata come mammografia 3D.

La tecnologia acquisisce una serie di immagini da differenti angolazioni che vengono successivamente elaborate, permettendo al radiologo di osservare il tessuto mammario in sottili strati ricostruiti.

Al Rome American Hospital del Gruppo NefroCenter, per esempio, la Breast Unit dispone di un mammografo Hologic Selenia Dimensions per mammografie con tomosintesi 3D e di tecnologie dedicate agli eventuali approfondimenti diagnostici.

Non bisogna tuttavia trasformare la tecnologia in uno slogan: la scelta della metodica deve sempre rispondere a un’indicazione clinica e inserirsi in un percorso senologico appropriato.

Come prepararsi alla mammografia

Una buona notizia per chi deve sottoporsi per la prima volta all’esame è che la mammografia non richiede una preparazione complessa.

Non è necessario presentarsi a digiuno e, salvo differenti indicazioni della struttura sanitaria, si possono assumere normalmente alimenti e farmaci abituali.

Il giorno dell’esame è però consigliabile evitare di applicare sulle mammelle e nella zona delle ascelle deodoranti, creme, lozioni, talco o cosmetici. Alcuni prodotti possono contenere sostanze in grado di creare immagini che interferiscono con la lettura radiologica.

È inoltre utile indossare abiti comodi, preferibilmente composti da due pezzi, perché per effettuare l’esame sarà necessario scoprire il torace.

Piercing e altri oggetti metallici presenti nell’area interessata possono dover essere rimossi.

C’è poi un accorgimento pratico per le donne che hanno ancora il ciclo mestruale. La mammografia può essere eseguita anche durante le mestruazioni e non esiste una controindicazione specifica. Tuttavia, nei giorni che precedono il ciclo il seno può essere più teso e sensibile: programmare l’esame quando la mammella è meno dolente può renderlo più confortevole.

Il Ministero della Salute conferma infatti che non esistono controindicazioni all’esecuzione durante le mestruazioni, mentre nel periodo premestruale la maggiore tensione mammaria può aumentare il fastidio provocato dalla compressione.

Cosa portare il giorno dell’esame: i vecchi referti sono importanti

C’è un’altra forma di “preparazione” che viene spesso dimenticata: portare con sé la documentazione precedente.

Se sono state già effettuate mammografie, ecografie o risonanze magnetiche mammarie, è importante rendere disponibili immagini e referti degli esami precedenti.

Per il radiologo il confronto nel tempo può avere grande valore.

Una caratteristica presente da anni e rimasta invariata può assumere un significato diverso rispetto a un reperto comparso recentemente. La diagnostica mammaria non consiste soltanto nel fotografare ciò che esiste oggi: spesso significa capire se e come la mammella è cambiata nel tempo.

Mammografia in gravidanza e durante l’allattamento

Prima dell’esame è fondamentale comunicare al personale sanitario una gravidanza accertata o anche soltanto possibile.

Il Ministero della Salute precisa che la mammografia, salvo specifiche necessità cliniche, non viene normalmente eseguita durante la gravidanza. Una donna incinta che riceve un invito allo screening dovrebbe quindi contattare il centro di riferimento per riprogrammare l’appuntamento.

Durante l’allattamento l’esame può essere tecnicamente eseguito, ma la mammella presenta modificazioni che possono renderne più complessa la valutazione. Anche in questo caso è opportuno confrontarsi con il centro o con lo specialista per stabilire il momento e la metodica più appropriati.

La presenza di protesi mammarie, invece, non impedisce di sottoporsi alla mammografia. È però importante comunicarla al personale prima dell’esame affinché vengano utilizzate le tecniche e le proiezioni appropriate.

La mammografia fa male?

La domanda è molto comune e la risposta dipende anche dalla sensibilità individuale.

Per ottenere immagini adeguate la mammella deve essere compressa per alcuni secondi. Alcune donne descrivono semplicemente una pressione, altre avvertono un fastidio più marcato e altre ancora possono provare dolore, soprattutto quando il seno è particolarmente sensibile.

La compressione è però breve e termina con l’acquisizione dell’immagine.

Se il seno tende a diventare molto dolente nei giorni che precedono il ciclo, quando è possibile programmare liberamente l’appuntamento può essere utile scegliere un momento nel quale la tensione mammaria è minore.

Mammografia e radiazioni: bisogna preoccuparsi?

La mammografia utilizza radiazioni ionizzanti e questo dato non deve essere nascosto, ma neppure trasformato in motivo per evitare uno screening raccomandato.

L’esame viene effettuato utilizzando basse dosi di radiazioni e i programmi di screening sono costruiti valutando il rapporto tra benefici della diagnosi precoce e possibili rischi dell’esposizione.

Il Ministero della Salute sottolinea che, nelle donne sopra i 50 anni, l’esecuzione della mammografia ogni due anni secondo le indicazioni dello screening permette nella maggior parte dei casi di individuare tumori in fase iniziale senza determinare un aumento significativo dei rischi legati alle radiazioni.

Questo è anche il motivo per cui non è utile moltiplicare autonomamente gli esami: la mammografia deve essere eseguita quando indicata e con la periodicità appropriata al proprio profilo di rischio.

Come leggere il referto della mammografia

Ricevere il referto e incontrare termini come “densità”, “asimmetria”, “microcalcificazioni” o “BI-RADS” può generare comprensibilmente preoccupazione.

La prima regola è semplice: il referto mammografico non dovrebbe essere interpretato isolatamente dalla paziente, ma discusso con il medico o con lo specialista.

Conoscere il significato generale dei termini utilizzati può tuttavia aiutare a comprendere meglio ciò che si sta leggendo.

Il radiologo descrive innanzitutto la composizione della mammella e gli eventuali reperti osservati. Può segnalare noduli o masse, calcificazioni, asimmetrie o modificazioni dell’architettura mammaria.

La presenza di uno di questi termini non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore.

Le calcificazioni, per esempio, sono piccoli depositi di calcio molto comuni e frequentemente benigni. Ciò che interessa al radiologo non è soltanto la loro presenza, ma anche forma, distribuzione e caratteristiche.

Allo stesso modo, avere un seno denso non significa avere un tumore. La densità descrive la proporzione tra tessuto fibroglandolare e adiposo e può rendere più difficile l’interpretazione delle immagini, motivo per cui il radiologo valuta se siano opportuni eventuali approfondimenti.

BI-RADS: cosa significano i numeri da 0 a 6

Molti referti utilizzano il sistema BI-RADS – Breast Imaging Reporting and Data System, sviluppato dall’American College of Radiology per standardizzare il linguaggio della diagnostica mammaria.

Capire la categoria può aiutare a comprendere quale sarà il passo successivo.

BI-RADS 0 significa che la valutazione non è ancora completa. Sono necessarie ulteriori immagini, il confronto con esami precedenti o altri approfondimenti. Non significa automaticamente che sia presente un tumore.

BI-RADS 1 indica un esame negativo, senza reperti sospetti.

BI-RADS 2 identifica reperti benigni. Anche in questo caso, generalmente, si prosegue con i normali controlli previsti.

BI-RADS 3 significa “probabilmente benigno”. Il rischio di malignità è molto basso, ma normalmente viene raccomandato un controllo ravvicinato, spesso a sei mesi, per verificarne la stabilità.

BI-RADS 4 identifica un’anomalia sospetta per la quale viene generalmente raccomandata una biopsia. La categoria può essere ulteriormente suddivisa in 4A, 4B e 4C in relazione al crescente livello di sospetto.

BI-RADS 5 indica un reperto altamente suggestivo di malignità e richiede un approfondimento istologico.

BI-RADS 6 viene utilizzato quando una neoplasia è già stata confermata attraverso biopsia e l’imaging viene eseguito nell’ambito del successivo percorso clinico.

Un punto merita di essere ribadito: BI-RADS 0 non significa tumore e BI-RADS 3 non significa diagnosi di cancro. Anche quando viene indicata una biopsia, sarà l’esame istologico a stabilire la natura della lesione.

Essere richiamate dopo la mammografia non significa avere un tumore

Una telefonata del centro che richiede un approfondimento può comprensibilmente spaventare.

Ma un richiamo non equivale a una diagnosi.

Il radiologo può aver bisogno di immagini aggiuntive, di un’ecografia o di confrontare meglio una determinata area semplicemente perché la prima acquisizione non consente una conclusione sufficientemente sicura.

Il richiamo per ulteriori immagini è relativamente comune e che la grande maggioranza degli approfondimenti non conduce a una diagnosi di tumore.

La prevenzione funziona proprio così: quando compare qualcosa che merita di essere compreso meglio, il percorso diagnostico prosegue finché lo specialista dispone degli elementi necessari per arrivare a una conclusione.

Mammografia a Roma: la Breast Unit del Rome American Hospital

Per chi cerca una mammografia privata a Roma, il Gruppo NefroCenter dispone al Rome American Hospital (RAH) di un’area dedicata alla Senologia e alla prevenzione delle patologie della mammella.

La Breast Unit dispone di mammografia con tomosintesi 3D, ecografia mammaria e tecnologie per gli eventuali approfondimenti, comprese procedure bioptiche quando clinicamente indicate.

Il vantaggio di un percorso senologico strutturato è la possibilità di non considerare la mammografia come un esame isolato, ma di integrarla, quando necessario, con visita specialistica e ulteriori indagini.

Il Rome American Hospital si trova in Via E. Longoni 69/91, Roma. Per le prenotazioni è disponibile il numero 06 2255290.

Mammografia a Napoli nei centri NefroCenter

Il Gruppo NefroCenter è presente anche a Napoli e provincia con strutture dotate di servizi di diagnostica per immagini e percorsi dedicati alla salute della donna.

Tra queste rientra l’area di Diagnostica per Immagini dell’Ospedale Internazionale, in Via Tasso 38 a Napoli, inserita nella rete sanitaria NefroCenter. Per informazioni sulle prestazioni disponibili e sulla possibilità di prenotare una mammografia è possibile contattare la struttura al numero 081 7612060.

La rete campana del Gruppo comprende inoltre strutture sanitarie e diagnostiche a Napoli e provincia. Poiché tecnologie, disponibilità e modalità di accesso possono variare tra le diverse sedi, è consigliabile verificare direttamente attraverso il sistema di prenotazione NefroCenter quale centro eroghi la prestazione richiesta.

Ottobre Rosa: il mese della prevenzione deve diventare un’abitudine

Ottobre Rosa ha un grande merito: per alcune settimane porta la prevenzione del tumore della mammella al centro dell’attenzione pubblica.

Ma la vera sfida comincia il primo novembre.

La mammografia non dovrebbe essere ricordata soltanto quando un edificio si illumina di rosa o quando compare una campagna sui social. La diagnosi precoce funziona quando diventa parte di un percorso continuativo, costruito sulla propria età, sulla storia familiare e personale e sulle indicazioni del medico.

Esiste una regola valida per tutte le donne: non aspettare un sintomo per cominciare a parlare di prevenzione.

La mammografia è uno degli strumenti più efficaci a disposizione per la diagnosi precoce del tumore della mammella. Sapere quando farla, arrivare preparate all’esame e comprendere correttamente il significato del referto permette di affrontarla non come qualcosa da temere, ma come un gesto consapevole di attenzione verso la propria salute.

La prevenzione del tumore al seno non dura un mese. Ottobre Rosa può essere il momento giusto per iniziare, ma il controllo più importante è quello che non viene rimandato.


FAQ sulla mammografia

A che età si fa la mammografia?

Il programma nazionale di screening mammografico si rivolge principalmente alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni. Diverse Regioni hanno già ampliato l’offerta alle fasce 45-49 e 70-74 anni. Età di inizio e frequenza possono essere differenti nelle donne con rischio individuale aumentato.

Come prepararsi alla mammografia?

Non occorre essere a digiuno. Il giorno dell’esame è preferibile non applicare deodoranti, creme, talco o lozioni su seno e ascelle e portare con sé immagini e referti mammografici precedenti.

Si può fare la mammografia con il ciclo?

Sì. Le mestruazioni non rappresentano una controindicazione. Nel periodo premestruale, tuttavia, il seno può essere più teso e la compressione necessaria per l’esame può risultare più fastidiosa.

Cosa significa BI-RADS 0?

Significa che la valutazione non è completa e che sono necessari ulteriori esami o immagini. BI-RADS 0 non equivale a una diagnosi di tumore.

Cosa significa BI-RADS 3?

Indica un reperto considerato probabilmente benigno, per il quale viene generalmente consigliato un controllo a breve distanza, spesso dopo sei mesi.

Cosa significa BI-RADS 4?

Indica un reperto sospetto che necessita generalmente di un approfondimento mediante biopsia. La categoria è suddivisa in 4A, 4B e 4C in relazione al livello crescente di sospetto.

Ecografia mammaria e mammografia sono la stessa cosa?

No. Utilizzano tecnologie differenti e hanno indicazioni differenti. In alcuni casi l’ecografia viene utilizzata come approfondimento della mammografia. Lo specialista stabilisce quale esame sia più appropriato.

Dove fare la mammografia a Roma?

Nella rete NefroCenter è possibile rivolgersi al Rome American Hospital, che dispone di Breast Unit e mammografia con tomosintesi 3D.

Dove prenotare una mammografia a Napoli?

NefroCenter dispone a Napoli e provincia di strutture con servizi di diagnostica per immagini. È consigliabile consultare il sistema di prenotazione del Gruppo o contattare direttamente la struttura per verificare disponibilità e modalità di accesso.


Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi o una terapia rivolgiti a uno specialista.

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