Retinopatia diabetica: cosa è, i sintomi e le cure
La retinopatia diabetica è una delle complicanze del diabete mellito. Si tratta di alterazioni a carico della microvascolatura retinica

Retinopatia diabetica: sintomi, cause, diagnosi e cure per proteggere la vista
La retinopatia diabetica è una delle complicanze più importanti del diabete e può svilupparsi a lungo senza provocare disturbi evidenti. Quando la vista comincia ad appannarsi, compaiono macchie nel campo visivo o diventa più difficile leggere, il danno alla retina potrebbe essere già presente. Per questo la prevenzione non dovrebbe iniziare dai sintomi, ma dai controlli periodici.
Avere il diabete e vedere perfettamente non significa necessariamente che gli occhi non abbiano già iniziato a risentire della malattia. È proprio questo uno degli aspetti più insidiosi della retinopatia diabetica: nelle fasi iniziali può essere completamente silenziosa.
La persona continua a leggere, guidare, utilizzare il computer e svolgere normalmente le proprie attività mentre, nei piccoli vasi sanguigni della retina, l’eccesso cronico di glucosio può avere già avviato alterazioni progressivamente più importanti.
La retina è un tessuto estremamente sofisticato e riccamente vascolarizzato. Si trova nella parte posteriore dell’occhio e ha il compito di trasformare la luce che entra nell’occhio in segnali nervosi che il cervello utilizza per costruire ciò che vediamo. Per funzionare correttamente ha bisogno di un apporto continuo di sangue, ossigeno e nutrienti.
Il diabete, soprattutto quando presente da molti anni o non adeguatamente controllato, può danneggiare proprio questa delicata rete di piccoli vasi.
Nasce così la retinopatia diabetica, una complicanza microvascolare del diabete che rappresenta ancora oggi una causa importante di riduzione della vista e di cecità prevenibile negli adulti.
La buona notizia è che molto può essere fatto. Controllare il diabete, la pressione arteriosa e gli altri fattori di rischio, sottoporsi agli screening raccomandati e intervenire quando la malattia è ancora nelle fasi trattabili può cambiare radicalmente la storia della retinopatia.
Che cos’è la retinopatia diabetica e perché il diabete danneggia gli occhi
Per comprendere che cosa accade bisogna partire dai vasi sanguigni più piccoli.
Un’esposizione prolungata a livelli elevati di glucosio nel sangue può alterare progressivamente la struttura e la funzione del microcircolo. I capillari della retina possono diventare più fragili, modificare la loro permeabilità, perdere liquidi o sangue oppure chiudersi, riducendo l’apporto di ossigeno ad alcune zone retiniche.
Le prime alterazioni possono comprendere piccoli microaneurismi, emorragie ed essudati.
Quando una parte della retina riceve meno ossigeno del necessario, l’occhio può reagire producendo segnali che favoriscono la formazione di nuovi vasi sanguigni. È un tentativo di compensazione, ma questi nuovi vasi sono anomali e fragili e possono sanguinare facilmente.
È il passaggio verso le forme più avanzate della malattia.
La retinopatia diabetica non compare però improvvisamente da un giorno all’altro. È generalmente il risultato di un processo che si sviluppa nel tempo e il cui rischio è strettamente collegato soprattutto alla durata del diabete e all’esposizione cronica all’iperglicemia.
Per questo una persona che convive con il diabete da molti anni deve continuare a controllare gli occhi anche se non ha mai avuto problemi di vista.
Retinopatia diabetica: i sintomi possono arrivare tardi
Una delle domande più cercate online è: quali sono i sintomi della retinopatia diabetica?
La risposta più importante è anche quella che può sorprendere: all’inizio potrebbe non esserci alcun sintomo.
Si può avere una retinopatia diabetica iniziale e continuare a vedere normalmente. Aspettare che la vista peggiori prima di effettuare un controllo significa quindi rinunciare al principale vantaggio dello screening: individuare la malattia prima che sia il paziente ad accorgersene.
Quando la retinopatia progredisce, i disturbi possono diventare più evidenti. La visione può apparire progressivamente sfocata o fluttuante; leggere caratteri piccoli può diventare più difficile e alcune persone riferiscono zone scure, ombre o piccole macchie mobili nel campo visivo.
Un improvviso aumento di corpi mobili o la comparsa di una perdita visiva possono essere collegati, tra le altre possibili cause oculari, a complicanze che richiedono una rapida valutazione specialistica.
Non tutti i disturbi visivi in una persona con diabete sono però provocati dalla retinopatia. Il diabete è associato anche ad altre patologie oculari e può favorire la comparsa più precoce di cataratta e glaucoma.
Per stabilire la causa è quindi necessaria una valutazione oculistica.
Retinopatia diabetica non proliferante e proliferante: qual è la differenza?
La malattia viene generalmente distinta in differenti stadi.
La retinopatia diabetica non proliferante rappresenta la fase nella quale sono presenti alterazioni dei vasi retinici ma non si sono ancora sviluppati i nuovi vasi patologici caratteristici della forma proliferante.
Anche all’interno della forma non proliferante esistono diversi gradi di severità. La malattia può quindi evolvere nel tempo da alterazioni iniziali fino a quadri più importanti di ischemia retinica.
La retinopatia diabetica proliferante rappresenta invece uno stadio avanzato. La carenza di ossigeno stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni sulla retina o in altre strutture dell’occhio.
Questi vasi sono particolarmente fragili. Possono rompersi e provocare un’emorragia nel corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che riempie l’interno dell’occhio.
Nei casi più avanzati possono svilupparsi tessuti fibrosi che esercitano una trazione sulla retina, aumentando il rischio di un distacco retinico trazionale e di una grave compromissione della vista.
È facile comprendere, quindi, perché individuare la malattia prima che raggiunga queste fasi rappresenti uno degli obiettivi fondamentali dell’assistenza alla persona con diabete.
Edema maculare diabetico: quando viene colpita la parte centrale della vista
La retinopatia diabetica può provocare un’altra importante complicanza: l’edema maculare diabetico.
La macula è la regione centrale della retina e ci permette di vedere con precisione ciò che stiamo osservando direttamente. È fondamentale per leggere, riconoscere un volto, guidare e distinguere i dettagli.
Quando i vasi danneggiati dal diabete lasciano fuoriuscire liquidi, questi possono accumularsi nella regione maculare provocandone l’ispessimento.
È l’edema maculare diabetico.
La persona può accorgersi che la visione centrale è diventata sfocata, che leggere è più difficile o che le immagini appaiono meno nitide.
L’edema maculare può comparire in differenti momenti dell’evoluzione della retinopatia e rappresenta una delle principali cause di perdita visiva legata alla malattia diabetica dell’occhio.
Anche per questo è importante non utilizzare genericamente l’espressione “retinopatia” come se comprendesse un’unica condizione: lo specialista deve stabilire quale parte della retina sia interessata, quale sia la gravità delle alterazioni e se sia presente un coinvolgimento della macula.
Chi è maggiormente a rischio di retinopatia diabetica?
Il primo grande fattore di rischio è il tempo.
Più a lungo una persona convive con il diabete, maggiore diventa la probabilità che possano svilupparsi alterazioni della retina. Ma la durata della malattia non è l’unico elemento importante.
Il controllo della glicemia svolge un ruolo centrale. Un’iperglicemia persistente favorisce il danno microvascolare, mentre raggiungere e mantenere gli obiettivi glicemici concordati con il medico contribuisce a ridurre il rischio di comparsa o progressione della retinopatia.
Anche la pressione arteriosa conta. Diabete e ipertensione costituiscono una combinazione particolarmente dannosa per il sistema vascolare, perché entrambe possono compromettere nel tempo la salute dei piccoli vasi.
Un discorso analogo riguarda le alterazioni dei lipidi nel sangue.
La prevenzione della retinopatia non passa quindi esclusivamente dal valore della glicemia misurato in un determinato momento, ma dalla gestione complessiva della salute metabolica e cardiovascolare.
Tra i fattori associati a un maggiore rischio compare anche la nefropatia diabetica.
Ed è proprio questo legame tra occhio e rene a meritare un approfondimento particolare.
Retinopatia diabetica e reni: perché occhio e rene sono più vicini di quanto immaginiamo
Che cosa hanno in comune la retina e il rene?
Molto più di quanto potrebbe sembrare.
Entrambi possiedono una rete estremamente delicata di piccoli vasi sanguigni. Quando il diabete danneggia il microcircolo, le conseguenze possono quindi manifestarsi in organi apparentemente molto distanti tra loro.
Nel rene il danno diabetico può contribuire allo sviluppo della malattia renale diabetica; nell’occhio può manifestarsi come retinopatia.
Non significa che chi presenta una retinopatia avrà necessariamente una nefropatia, né che una malattia renale determini automaticamente un danno alla retina. Le due condizioni condividono però importanti meccanismi e fattori di rischio e possono coesistere nello stesso paziente.
Le attuali evidenze indicano infatti la nefropatia tra i fattori associati a un maggiore rischio di retinopatia diabetica.
Questo rapporto rende particolarmente importante una visione integrata della persona con diabete.
Non dovremmo pensare alla glicemia, ai reni, al cuore e agli occhi come problemi indipendenti da affidare ciascuno a uno specialista senza comunicazione tra loro. Il diabete è una malattia sistemica e le sue complicanze possono interessare contemporaneamente più organi.
Per una realtà come il Gruppo NefroCenter, storicamente impegnata nella prevenzione e nella cura delle malattie renali, questo concetto assume un significato particolare: proteggere i reni di una persona con diabete significa inserirne la salute all’interno di un percorso più ampio che comprende anche pressione arteriosa, rischio cardiovascolare e prevenzione delle altre complicanze microvascolari.
Quando fare il controllo degli occhi se si ha il diabete?
Questa è probabilmente una delle informazioni più importanti dell’intero articolo.
Secondo gli Standards of Care in Diabetes 2026 dell’American Diabetes Association, le persone con diabete di tipo 2 dovrebbero sottoporsi a una prima valutazione oculistica completa con dilatazione della pupilla già al momento della diagnosi di diabete.
Il motivo è semplice: il diabete di tipo 2 può essere presente per anni prima di essere diagnosticato e, di conseguenza, alcune persone possono avere già sviluppato alterazioni retiniche quando scoprono di essere diabetiche.
Nel diabete di tipo 1, negli adulti, la prima valutazione completa è generalmente raccomandata entro cinque anni dall’esordio della malattia.
I controlli successivi vengono stabiliti sulla base dei risultati.
Se uno o più esami annuali non mostrano retinopatia e gli indicatori glicemici sono nei target concordati, in pazienti selezionati può essere considerato un intervallo di screening di uno-due anni. Se invece è già presente una retinopatia, il controllo deve essere effettuato almeno annualmente e può diventare molto più frequente quando la malattia progredisce o minaccia la vista.
Il messaggio da ricordare è quindi molto semplice: chi ha il diabete non dovrebbe aspettare di vedere male per controllare la retina.
Come si diagnostica la retinopatia diabetica?
La diagnosi parte dalla valutazione oculistica e dall’osservazione della retina.
L’esame del fondo oculare permette di individuare molte delle alterazioni caratteristiche della retinopatia, come microaneurismi, emorragie, essudati e segni di ischemia o neovascolarizzazione.
La retinografia consente di acquisire immagini fotografiche della retina che possono essere documentate e confrontate nel tempo.
Un ruolo molto importante è svolto anche dall’OCT, tomografia a coerenza ottica, un esame non invasivo che permette di ottenere immagini ad alta risoluzione degli strati della retina ed è particolarmente utile per valutare la macula e identificare o monitorare un edema maculare.
In situazioni selezionate lo specialista può utilizzare ulteriori metodiche diagnostiche per studiare la circolazione retinica e programmare il trattamento.
La tecnologia sta inoltre modificando progressivamente lo screening.
La fotografia digitale del fondo oculare, la telemedicina e sistemi di analisi automatizzata mediante intelligenza artificiale possono contribuire ad aumentare il numero di persone sottoposte allo screening, identificando quelle che necessitano di una successiva valutazione specialistica.
Non bisogna però confondere screening e visita oculistica completa: una fotografia retinica rappresenta uno strumento molto utile per intercettare i pazienti a rischio, ma quando emergono anomalie è necessario l’inquadramento dello specialista.
Retinopatia diabetica: si può guarire?
È più corretto parlare di prevenzione della progressione, controllo e trattamento delle complicanze piuttosto che promettere una generica “guarigione”.
Le possibilità terapeutiche sono cambiate profondamente negli ultimi anni e oggi è possibile intervenire in molte situazioni nelle quali, in passato, il rischio di una grave perdita visiva era molto più difficile da controllare.
La terapia viene scelta in funzione dello stadio della retinopatia, della presenza di edema maculare, dell’acuità visiva e delle caratteristiche del singolo paziente.
Non tutte le persone con una retinopatia iniziale necessitano immediatamente di un trattamento sull’occhio. In alcuni casi la strategia più importante consiste nel monitoraggio oculistico associato a un buon controllo del diabete e degli altri fattori di rischio.
Quando la malattia raggiunge determinate caratteristiche, invece, possono essere necessari trattamenti specifici.
Iniezioni intravitreali anti-VEGF: come hanno cambiato il trattamento
Una delle innovazioni più importanti nel trattamento delle complicanze retiniche del diabete è rappresentata dai farmaci anti-VEGF.
Il VEGF è una proteina coinvolta nella formazione e nella permeabilità dei vasi sanguigni. Nella retinopatia avanzata e nell’edema maculare diabetico la sua attività può contribuire alla crescita di vasi patologici e alla fuoriuscita di liquidi.
I farmaci anti-VEGF vengono somministrati mediante iniezioni intravitreali, cioè direttamente all’interno dell’occhio secondo procedure specialistiche.
Le attuali raccomandazioni considerano gli anti-VEGF il trattamento di prima linea per la maggior parte degli occhi con edema maculare diabetico che coinvolge il centro della macula e compromette l’acuità visiva.
Possono essere utilizzati anche in determinate forme di retinopatia diabetica proliferante.
Non si tratta però di una terapia “una volta per tutte”. Il trattamento può richiedere più somministrazioni e un monitoraggio regolare, secondo il programma stabilito dall’oculista.
Laser e chirurgia: hanno ancora un ruolo?
Sì.
L’arrivo delle terapie intravitreali non ha eliminato il ruolo del laser retinico.
La fotocoagulazione laser panretinica rimane un trattamento importante per ridurre il rischio di grave perdita visiva nelle forme proliferanti ad alto rischio e può trovare indicazione anche in alcune forme severe non proliferanti.
Per alcune situazioni di edema maculare, laser e corticosteroidi intravitreali possono rappresentare opzioni terapeutiche quando il paziente non risponde adeguatamente agli anti-VEGF o non è candidato al trattamento di prima scelta.
Nei quadri più avanzati, per esempio in presenza di emorragie vitreali persistenti o di distacco retinico trazionale, può rendersi necessario un intervento di vitrectomia.
Questo dimostra perché parlare genericamente di “cura della retinopatia diabetica” sia riduttivo. Le possibilità sono numerose e devono essere scelte sulla base delle caratteristiche dell’occhio e della fase della malattia.
Controllare la glicemia protegge davvero la retina?
Sì, ma è importante comprendere bene il significato di questa affermazione.
Un buon controllo metabolico nel tempo può ridurre il rischio di sviluppare retinopatia e rallentarne la progressione. Non significa però che sia sufficiente ottenere una glicemia normale per qualche giorno né che una retinopatia già avanzata possa essere trattata esclusivamente abbassando lo zucchero nel sangue.
La prevenzione è un lavoro di lungo periodo.
Il controllo dell’emoglobina glicata (HbA1c) consente di avere un’indicazione dell’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti e aiuta il medico a valutare l’efficacia della gestione del diabete.
Gli obiettivi non sono identici per tutti e devono essere personalizzati considerando età, durata del diabete, terapie, rischio di ipoglicemia, funzione renale e altre patologie.
Accanto alla glicemia bisogna controllare pressione arteriosa e profilo lipidico e affrontare complessivamente i fattori di rischio cardiovascolare.
Occhio, rene e sistema cardiovascolare beneficiano spesso delle stesse strategie di prevenzione.
Attenzione ai rapidi miglioramenti della glicemia
Esiste un aspetto meno conosciuto ma importante.
In alcune persone con retinopatia diabetica già presente, una riduzione molto rapida dell’HbA1c può essere associata a un iniziale peggioramento della retinopatia.
Questo non significa che migliorare il controllo del diabete sia dannoso. Al contrario, nel lungo periodo un buon controllo glicemico è fondamentale.
Significa però che, soprattutto nei pazienti con diabete scarsamente controllato e retinopatia già nota, l’intensificazione della terapia dovrebbe essere accompagnata da un’adeguata valutazione clinica e oculistica.
È un altro esempio di quanto sia importante una gestione coordinata tra diabetologo, medico curante e oculista e, quando è presente una malattia renale, nefrologo.
Diabete, gravidanza e retinopatia: perché serve maggiore attenzione
La gravidanza merita un discorso specifico.
Nelle donne che avevano già un diabete di tipo 1 o di tipo 2 prima della gravidanza, la retinopatia può comparire o progredire più rapidamente. Per questo è importante programmare una valutazione oculistica già prima del concepimento, quando possibile, e nelle prime fasi della gravidanza, proseguendo i controlli secondo il rischio individuale.
Diversa è la situazione del diabete gestazionale che compare durante la gravidanza: in assenza di diabete preesistente, non comporta lo stesso rischio di sviluppo della retinopatia diabetica durante la gestazione.
Anche in questo ambito, dunque, è importante evitare generalizzazioni e costruire la sorveglianza sulla storia clinica della singola donna.
La retinopatia diabetica si può prevenire?
Non è possibile garantire che una persona con diabete non svilupperà mai una retinopatia. È però possibile ridurre significativamente il rischio e soprattutto diminuire la probabilità che la malattia progredisca fino a compromettere gravemente la vista.
La prevenzione nasce da un concetto apparentemente semplice: non aspettare i sintomi.
Significa mantenere nel tempo il miglior controllo possibile del diabete secondo gli obiettivi individuali, monitorare la pressione arteriosa e i lipidi, non fumare, seguire le terapie prescritte e sottoporsi regolarmente ai controlli raccomandati.
Significa anche controllare la salute dei reni.
La presenza di albumina nelle urine o una riduzione della funzione renale non sono problemi separati dalla storia del diabete. Possono essere segnali di un danno sistemico che merita un approccio più ampio.
Una persona con diabete dovrebbe quindi conoscere periodicamente non soltanto glicemia ed emoglobina glicata, ma anche pressione arteriosa, funzione renale e stato della retina secondo le indicazioni dei professionisti che la seguono.
Quando rivolgersi rapidamente all’oculista
Il controllo programmato rimane la strategia migliore perché permette di individuare la retinopatia prima dei sintomi.
Esistono tuttavia alcuni cambiamenti della vista che non dovrebbero essere rimandati.
Un improvviso peggioramento visivo, la comparsa di numerose macchie o corpi mobili, una zona scura nel campo visivo, immagini improvvisamente molto sfocate o una perdita della vista richiedono una valutazione tempestiva.
Questi sintomi non significano necessariamente retinopatia diabetica, ma possono essere espressione di differenti patologie oculari che devono essere valutate rapidamente.
Retinopatia diabetica: proteggere gli occhi significa prendersi cura di tutto l’organismo
La retina può essere considerata una straordinaria finestra sulla salute vascolare.
Attraverso l’occhio possiamo osservare direttamente piccoli vasi sanguigni e riconoscere le conseguenze che una malattia sistemica come il diabete può produrre sul microcircolo.
Ma ciò che accade nella retina non deve essere considerato isolatamente.
Diabete, ipertensione, malattia renale e rischio cardiovascolare sono spesso parti dello stesso quadro clinico. Per questo la prevenzione moderna non può limitarsi a curare un singolo organo quando compare il problema.
Il Gruppo NefroCenter pone da sempre particolare attenzione alla prevenzione delle complicanze della malattia renale e delle patologie croniche che possono comprometterne la funzione. Nel paziente con diabete, questa attenzione deve necessariamente inserirsi in una visione più ampia della salute.
Controllare i reni senza dimenticare gli occhi. Controllare la glicemia senza trascurare la pressione. E soprattutto non aspettare che una complicanza produca sintomi prima di cercarla.
Nel caso della retinopatia diabetica questo principio assume un significato ancora più importante: la vista può essere perfettamente normale mentre la malattia sta già iniziando.
Ecco perché il controllo periodico della retina non è un esame da fare quando si comincia a vedere male. È una parte integrante della cura del diabete.
Domande frequenti sulla retinopatia diabetica
Quali sono i primi sintomi della retinopatia diabetica?
Nelle fasi iniziali la retinopatia diabetica può non provocare alcun sintomo e la vista può essere normale. Quando la malattia progredisce possono comparire visione sfocata o fluttuante, difficoltà nella visione centrale, macchie o corpi mobili e, nei casi più avanzati, una significativa riduzione della vista.
Chi ha il diabete deve sempre controllare gli occhi?
Sì, secondo tempi stabiliti sulla base del tipo di diabete e della situazione individuale. Nel diabete di tipo 2 la prima valutazione oculistica completa è raccomandata al momento della diagnosi; negli adulti con diabete di tipo 1 generalmente entro cinque anni dall’esordio.
Ogni quanto bisogna fare il fondo oculare con il diabete?
La frequenza dipende dai risultati precedenti e dal rischio individuale. Se è presente retinopatia, i controlli sono generalmente almeno annuali e diventano più frequenti se la malattia progredisce. In alcuni pazienti senza retinopatia e con buon controllo glicemico possono essere valutati intervalli di uno-due anni.
La retinopatia diabetica porta sempre alla cecità?
No. La diagnosi precoce, il controllo dei fattori di rischio e i trattamenti oggi disponibili consentono in molti pazienti di ridurre significativamente il rischio di grave perdita visiva. Proprio per questo lo screening è fondamentale.
Che differenza c’è tra retinopatia diabetica ed edema maculare?
La retinopatia diabetica comprende le alterazioni della retina provocate dal diabete. L’edema maculare diabetico si verifica quando il liquido proveniente dai vasi danneggiati si accumula nella macula, la zona centrale della retina responsabile della visione dei dettagli.
Qual è la cura della retinopatia diabetica?
Dipende dalla gravità. Possono essere indicati monitoraggio e controllo dei fattori metabolici, iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF, laser, corticosteroidi intravitreali o chirurgia vitreoretinica nei casi appropriati. Il trattamento deve essere stabilito dall’oculista.
Retinopatia diabetica e nefropatia sono collegate?
Sono entrambe complicanze microvascolari del diabete e possono coesistere. La nefropatia è inoltre associata a un maggiore rischio di retinopatia diabetica. La presenza di una delle due condizioni rende particolarmente importante un controllo complessivo delle complicanze del diabete.
Se vedo bene posso avere comunque la retinopatia diabetica?
Sì. È uno degli aspetti più importanti della malattia: nelle fasi iniziali la retinopatia può essere presente senza compromettere la vista. Per questo i controlli devono essere effettuati anche in assenza di disturbi.


